26/12/2010

Donne mitologiche

Donne mitologiche

Si tratta di donne appartenute a coppie mitologiche del passato: del mito greco (Penelope e Ulisse, Paride ed Elena,Briseide e Achille,  Ermione e Oreste, Deianira e Ercole, Arianna e Teseo, Medea e Giasone, ), del mito latino (Didone e Enea) e storiche (Saffo e Faone).

Penelope

Penelope (gr. Πηνελόπεια, -ας, poi Πηνελόπη, -ης; lat. Pēnĕlŏpe, -es) è una figura della mitologia greca, figlia di Icario e di Policaste (o di Peribea), moglie di Ulisse, madre di Telemaco e cugina di Elena. Prende il nome da un mito riguardante la sua infanzia: quando nacque fu gettata in mare per ordine del padre e fu salvata da alcune anatre che, tenendola a galla, la portarono verso la spiaggia più vicina. Dopo questo evento, i genitori la ripresero con loro e le diedero il nome di Penelope (che significa appunto "anatra").

Attese per vent'anni il ritorno del marito, partito per la guerra a Troia, evitando di scegliere uno tra i proci, nobili pretendenti alla sua mano, anche grazie al famoso stratagemma della tela: di giorno tesseva il sudario per Laerte, padre di Ulisse, mentre di notte lo disfaceva. Avendo promesso ai proci che avrebbe scelto il futuro marito al termine del lavoro, rimandava all'infinito il momento della scelta. L'astuzia di Penelope, tuttavia, durò "solo" per poco meno di quattro anni a causa di un'ancella traditrice che riferì ai proci l'inganno della regina. Alla fine, Ulisse tornò, uccise i proci e si ricongiunse con la moglie. Penelope è il simbolo per antonomasia della fedeltà coniugale femminile.
Tornato nuovamente a casa dopo l'estremo viaggio, Ulisse poté nuovamente godere della moglie e la rese incinta di altri due figli, oltre a Telemaco: Arcesilao e Poliporte.


Elena

Quando era ormai moglie di Menelao, Elena venne rapita dal principe troiano Paride e il patto di solidarietà stipulato tra i pretendenti alla sua mano spinse gli stessi, con a capo Agamennone, a dichiarare guerra a Troia.

Elena durante la Guerra di Troia

Per vendicare il rapimento di Elena da parte del principe troiano Paride (al quale Afrodite aveva promesso la più bella delle donne), Menelao e suo fratello Agamennone organizzarono una spedizione contro Troia chiedendo aiuto a tutti i partecipanti al patto di Tindaro.

Nell'Iliade, Elena è un personaggio tragico, obbligata ad essere la moglie di Paride dalla dea Afrodite. Nessuna colpa le può essere rinfacciata, data la sua incolpevole bellezza, anche se lei si dá la colpa della guerra che insanguina le mura di Troia[2].

Alla morte di Paride, Elena sposa il fratello Deìfobo.

Fine di Elena

Controversa fu la sua fine. Nell'Odissea Elena appare riconciliata col marito e tornata a Sparta per regnarvi al suo fianco, anche se malvista dai sudditi. Si narra pure che Oreste avesse cercato di ucciderla.

Secondo altre versioni ebbe una fine misera. Altre ancora la divinizzano insieme ai fratelli Castore e Polluce.

Si racconta anche che fosse stata uccisa da Teti, madre di Achille, per vendicarsi della morte prematura del figlio.

Un'altra versione vuole che, dopo la morte di Menelao, due figli naturali di costui cacciassero Elena e la costringessero a rifugiarsi presso Rodi, dove Polisso la fece impiccare per aver causato la morte di tanti eroi sotto le mura di Troia, fra cui suo marito Tlepolemo.

Il mito di Elena è descritto nell'Iliade e nell'Odissea, ma molti poeti successivi ad Omero modificarono il personaggio e la sua mitologia. Alcune leggende la indicano figlia di Nemesi, la dea della vendetta.


DIDONE

Secondo la leggenda delle origini Didone era la figlia di Belo, re di Tiro. Costretta a fuggire dalla sua patria, seguita da una nutrita schiera di nobili a lei fedeli, riparò nel territorio di Cartagine e qui chiese al re del luogo, Iarba, il permesso di fondare una città.
Il re, deridendola, le rispose che le avrebbe concesso tanta terra quanta avrebbe potuto contenerne una pelle di bue, allora Didone tagliò la pelle a striscioline sottili, le legò fra loro ed ottenne una lunga corda con la quale circoscrisse un’area sufficiente ad edificare una nuova città, Cartagine, che, in breve tempo, divenne così florida da attirare le mire di Iarba, che pretendeva la mano ed il regno di Didone, minacciandola di muovere guerra se non avesse accettato.
Allora la regina, pur di non cedere, preferì sacrificare la sua vita, immolandosi sul rogo funebre al cospetto del suo popolo che, da quel momento, la venerò come una divinità.
Virgilio nell’Eneide s’impadronì di questa leggenda e, nonostante fra la caduta di Troia e la fondazione di Cartagine intercorressero più di tre secoli, elaborò la storia d’amore fra Enea e Didone, raccontando che il famoso progenitore dei Romani, il duce troiano scampato alla distruzione della sua città con numerosi compagni, scaraventato dalla furia del mare sulla costa libica, era stato dalla regina accolto ed amato tanto da unirsi a lei, ma, anche se tormentato dalla passione d’amore, spinto dal volere degli dei, aveva dovuto riprendere il mare verso l’Italia, cui era fatalmente destinato. Allora Didone, disperata, sconvolta, vedendo andarsene via per sempre colui al quale era ormai legata da profondo amore, e con il quale aveva pure ipotizzato nuove nozze, dopo aver invocato dagli dei una tremenda maledizione su Enea (di trovare nella nuova patria guerra e dolori, di morire anzi tempo e che perpetua divenisse la rivalità tra i suoi discendenti ed il popolo dei Tiri, cioè fra Roma e Cartagine), saliva sul rogo e si trafiggeva con la spada avuta in dono proprio da Enea, mentre la flotta troiana già navigava in mare aperto



ARIANNA

Arianna è una figura della mitologia greca, figlia del re di Creta Minosse e di Pasifae.

Il mito di Arianna e Teseo...! Il noto mito è raccontato in varie versioni. In una si narra che Arianna si innamorò di Teseo quando egli giunse a Creta per uccidere il Minotauro nel labirinto. Arianna diede a Teseo un gomitolo di lana per poter segnare la strada percorsa nel labirinto e quindi uscirne agevolmente. Arianna fuggì con lui e gli altri ateniesi verso Atene ma Teseo la fece addormentare per poi abbandonarla sull'isola di Nasso (chiamata anche Dia). In ogni modo, durante le loro passioni segrete, Arianna concepì dall'eroe alcuni figli, Demofoonte e Stafilo.

In un'altra versione, Arianna al risveglio vide la nave di Teseo allontanarsi ma il dolore dell'abbandono fu di breve durata poiché giunse Dioniso su un carro tirato da pantere che, conosciutala, volle sposarla. Secondo un'altra variante ancora fu il dio stesso a ordinare a Teseo di abbandonare Arianna per averla in sposa.
Dagli amori di Dioniso e Arianna nacquero Toante, Stafilo, Enopione e Pepareto.

Per le nozze, Dioniso fece dono ad Arianna di un diadema d'oro creato da Efesto che, lanciato in cielo, andò a formare la costellazione della Corona Boreale.

Le varie versioni sono accomunate da un comportamento meschino da parte di Teseo che appare inspiegabile; quindi sembrerebbe che una parte del mito originario sia andata perduta.

Esiste un'ulteriore versione della tradizione secondo la quale Dioniso ordinò ad Artemide di uccidere Arianna sull'isola di Nasso.

Infine c'é un' ulteriore tragica versione, dove si dice che Arianna,sopraffatta dal dolore della perdita del suo amato Teseo si sia gettata nel mare e suicidata.

Saffo

Saffo in greco Σαπφώ, Sapphó (Ereso, 640 a.C. circa – Leucade, 570 a.C. circa) è stata una poetessa greca antica vissuta tra il VII e il VI secolo a.C., figlia di Scamandro o Scamandronimo e di Cleide, nacque a Ereso, nell'isola di Lesbo, attorno al 640 a.C. (secondo il lessico bizantino Suda, nel quale si parla di due Saffo, nei lexica 107 e 108) o al 626-623 a.C. (secondo la testimonianza e gli studi di San Girolamo, il quale pone il punto di maggior successo della poetessa, ὰκμή, all'epoca della 45° Olimpiade, 596-593 a.C., e tale punto era solitamente individuato con il culmine della vita e della produzione letteraria, e cioè mediamente intorno ai trenta anni di età) ma trascorse la maggior parte della propria vita a Mitilene, la città più importante dell'isola.

Non si conoscono né la data della sua morte (anche se da un suo componimento[1] si può desumere che abbia raggiunto la tarda età), né le circostanze in cui avvenne. Dato leggendario, ripreso dagli antichi commediografi, è che si sia gettata da un faro sull'isola di Lefkada, vicino la spiaggia di Porto Katsiki, per l'amore non corrisposto verso il giovane battelliere Faone, che è invece in realtà personaggio mitologico. Tale versione è ripresa anche da Ovidio, Heroides, XV e G. Leopardi ne L'Ultimo canto di Saffo.

Vita

Saffo è originaria di Mitilene, città dell'isola di Lesbo nell'Egeo; le notizie riguardo la sua vita ci sono state tramandate grazie al Marmor Parium, al lessico Suda, all'antologista Stobeo, a vari riferimenti di autori latini (come Cicerone e Ovidio), e alla tradizione dei grammatici. Di famiglia aristocratica, per motivi politici da bambina seguì la famiglia in esilio in Sicilia, probabilmente a Siracusa o ad Akragas, per una decina d'anni, a causa delle lotte politiche tra i vari tiranni che vi erano allora a Lesbo (ricordiamo tra i tanti Mirsilo, Pittaco e Melancro) ma poi ritornò a Mitilene dove curò l'educazione di gruppi di giovani fanciulle

« [...] incentrata sui valori che la società aristocratica richiedeva a una donna: l'amore, la delicatezza, la grazia, la capacità di sedurre, il canto, l'eleganza raffinata dell'atteggiamento. »
(Giulio Guidorizzi, Lirica monodica, in Lirici Greci, op. cit. in bibliografia[2])

Nel quadro dell'eros omosessuale dell'epoca, diverso da quello delle epoche successive e dettato da un preciso contesto culturale, scrisse liriche che alludono a rapporti di tipo omosessuale con le sue giovani studenti (dedicò a una di loro la poesia "A me pare uguale agli dei"). Non è affermabile né respingibile con sicurezza che i rapporti cui la poetessa allude fossero reali e non semplicemente autoschediastici, interpretazioni autoricavate dal contesto. Ebbe tre fratelli, Larico, coppiere nel pritaneo di Mitilene, Erigio, di cui si conosce solo il nome, e Carasso, un mercante, che durante una missione in Egitto pare, dalle poesie di Saffo, che si fosse innamorato di una cortigiana, Dorica, rovinando economicamente la sua famiglia. In alcuni versi Saffo prega affinché sia garantito un ritorno sicuro al fratello per poter essere riammesso in famiglia e lancia una maledizione alla giovane donna.

 

19:48 Scritto da: flosm5 in cultura | Link permanente | Commenti (0) | Segnala | Tag: eroine del passato | OKNOtizie |  Facebook

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